Colazione da Svergin_Arte:”Lettera a un giovane poeta” – Rainer Maria Rilke

Parigi,17 febbraio 1903

Egregio signore,

la sua lettera mi è giunta solo alcuni giorni fa. Voglio ringraziarla per la sua grande e cara fiducia. Poco altro posso. Non posso addentrarmi nella natura dei suoi versi, poiché ogni intenzione critica è troppo lungi da me. Nulla può toccare tanto poco un’opera d’arte quanto un commento critico: se ne ottengono sempre più o meno felici malintesi. Le cose non si possono tutte afferrare e dire come d’abitudine ci vorrebbero far credere; la maggior parte degli eventi sono indicibili, si compiono in uno spazio inaccesso alla parola, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, esistenze piene di mistero la cui vita, accanto all’effimera nostra, perdura.

Ciò premesso, mi sia solo consentito dirle che i suoi versi, pur non avendo una natura loro propria, hanno però sommessi e velati germi di una personalità. Con più chiarezza lo avverto nell’ultima poesia, La mia anima. Qui, qualcosa di proprio vuole farsi metodo e parola. E nella bella poesia A Leopardi affiora forse una certa affinità con quel grande solitario. Eppure quei poemi sono ancora privi di una loro autonoma fisionomia, anche l’ultimo e quello a Leopardi. La sua gentile lettera che li accompagnava; non manca di spiegarmi varie pecche che ho percepito nel leggere i suoi versi, senza però potervi dare un nome.

Lei domanda se i suoi versi siano buoni. Lo domanda a me. Prima lo ha domandato ad altri. Li invia alle riviste. Li confronta con altre poesie, e si allarma se certe redazioni rifiutano le sue prove. Ora, poiché mi ha autorizzato a consigliarla, le chiedo di rinunciare a tutto questo. Lei guarda all’esterno, ed è appunto questo che ora non dovrebbe fare.Nessuno può darle consiglio o aiuto, nessuno. Non v’è che un mezzo. Guardi dentro di sé. Si interroghi sul motivo che le intima di scrivere; verifichi se esso protenda le radici nel punto più profondo del suo cuore; confessi a se stesso: morirebbe, se le fosse negato di scrivere? Questo soprattutto: si domandi, nell’ora più quieta della sua notte: devo scrivere? Frughi dentro di sé alla ricerca di una profonda risposta. E se sarà di assenso, se lei potrà affrontare con un forte e semplice «io devo» questa grave domanda, allora costruisca la sua vita secondo questa necessità. La sua vita, fin dentro la sua ora più indifferente e misera, deve farsi insegna e testimone di questa urgenza. Allora si avvicini alla natura. Allora cerchi, come un primo uomo, di dire ciò che vede e vive e ama e perde. Non scriva poesie d’amore; eviti dapprima quelle forme che sono troppo correnti e comuni: sono le più difficili, poiché serve una forza grande e già matura per dare un proprio contributo dove sono in abbondanza tradizioni buone e in parte ottime. Perciò rifugga dai motivi più diffusi verso quelli che le offre il suo stesso quotidiano; descriva le sue tristezze e aspirazioni, i pensieri effimeri e la fede in una bellezza qualunque; descriva tutto questo con intima, sommessa, umile sincerità, e usi, per esprimersi, le cose che le stanno intorno, le immagini dei suoi sogni e gli oggetti del suo ricordo. Se la sua giornata le sembra povera, non la accusi; accusi se stesso, si dica che non è abbastanza poeta da evocarne le ricchezze; poiché per chi crea non esiste povertà, né vi sono luoghi indifferenti o miseri. E se anche si trovasse in una prigione; le cui pareti non lasciassero trapelare ai suoi sensi i rumori del mondo, non le, rimarrebbe forse la sua infanzia, quella ricchezza squisita, regale, quello scrigno di ricordi? Rivolga lì la sua attenzione. Cerchi di far emergere le sensazioni sommerse di quell’ampio passato; la sua personalità si rinsalderà, la sua solitudine si farà più ampia e diverrà una casa al crepuscolo, chiusa al lontano rumore degli altri. E se da questa introversione, da questo immergersi nel proprio mondo sorgono versi, allora non le verrà in mente di chiedere a qualcuno se siano buoni versi. Né tenterà di interessare le riviste a quei lavori: poiché in essi lei vedrà il suo caro e naturale possesso, una scheggia e un suono della sua vita. Un’opera d’arte è buona se nasce da necessità. È questa natura della sua origine a giudicarla: altro non v’è. E dunque, egregio signore, non avevo da darle altro consiglio che questo: guardi dentro di sé, esplori le profondità da cui scaturisce la sua vita; a quella fonte troverà risposta alla domanda se lei debba creare. La accetti come suona, senza stare a interpretarla. Si vedrà forse che è chiamato a essere artista. Allora prenda su di sé la sorte, e la sopporti, ne porti il peso e la grandezza, senza mai ambire al premio che può venire dall’esterno. Poiché chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.
Forse, però, anche dopo questa discesa nel suo intimo e nella sua solitudine, dovrà rinunciare a diventare un poeta (basta, come dicevo, sentire che senza scrivere si potrebbe vivere, perché non sia concesso). Ma anche allora, l’introversione che le chiedo non sarà stata vana. La sua vita in ogni caso troverà, da quel momento, proprie vie; e che possano essere buone, ricche e ampie, questo io le auguro più di quanto sappia dire.
Cos’altro dirle? Mi pare tutto equamente rilevato; e poi, in fondo, volevo solo consigliarla di seguire silenzioso e serio il suo sviluppo; non lo può turbare più violentemente che guardando all’esterno, e dall’esterno aspettando risposta a domande cui solo il sentimento suo più intimo, nella sua ora più quieta, può forse rispondere.
Mi ha rallegrato trovare nel suo scritto il nome del professor Horacek; serbo per quell’amabile studioso grande stima, e una gratitudine che non teme gli anni. Voglia, la prego, dirgli di questo mio sentimento; è molto buono a ricordarsi ancora di me, e lo so apprezzare.
Le restituisco inoltre i versi che gentilmente mi ha voluto confidare. E la ringrazio ancora per la grandezza e la cordialità della sua fiducia, di cui con questa risposta sincera, e data in buona fede, ho cercato di rendermi un po’ più degno di quanto io, un estraneo, non sia.

Suo devotissimo
Rainer Maria Rilke

Da: Lettere a un giovane poeta Rainer Maria Rilke (Mondadori 1994)

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Intervista a Dorothy Bhawl

Ripropongo l’intervista del settembre 2016 a Dorothy Bhawl, artista di Brescia che ammiro moltissimo e con cui ho avuto il privilegio di collaborare alla creazione di una sua Opera fotografica “Parallele Universe”, nel maggio 2015; durante l’occasione ho avuto il piacere di visitare il suo “mondo magico”, nel suo Atelier a Brescia, rimanendo estasiata dalle sue Opere.
Tutte le immagini presenti nell’intervista  sono Opere di Dorothy Bhawl.
A Voi, buona visione e buona lettura!

 

  • Quando hai iniziato il tuo percorso artistico?
Non c’è un vero proprio inizio, credo che esista una sorta di volontà e sensibilità nel rendere concreto quello che ogni uomo sente per natura, ovvero, la bellezza; cercando di crearla per uno stato di benessere, di egoismo.
  • Fotografia. La macchia sul muro, come è iniziata?
È iniziata dal caos, come l’universo e tutto quello che noi conosciamo, durante un lavoro fotografico, quando all’epoca ancora tutto era casuale e disordinato per poi finire tutt’oggi in modo casuale e disordinato ma con un riferimento riconoscibile.

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  • Che cosa ti ispira a creare?
La curiosità e il caso.
  • Definisci le tue sculture classiche, cosa vuol dire?
Che uso le mani per farle e non tecnologie moderne che stanno sostituendo la passione, nell’errore il sudore nelle fibre e il tempo nel realizzo.

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  • Parlami di uno dei tuoi quadri recenti.
Un codice Qr…ormai non c’è piu bisogno di parlare…basta fotografare.

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  • Cosa influenza la tua arte?
Nessuna influenza…solo uno stato febbricitante.
  • Qual e’ la tua filosofia di vita?
Amore e volontà.

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  • Cosa vorresti cambiare in questo mondo?
Non voglio cambiare niente perché altrimenti non saprei come criticarlo e odiarlo e non farei quello che faccio.
  • Individualismo o collettivismo?
Tempo per l’individualismo e tempo per il collettivismo, se non ami te stesso non puoi amare gli altri.
  • Com’e’ il tuo rapporto con gli altri artisti?
Il termine artista è equivalente a come definirsi dio, ovvero di per se stesso senza merito alcuno..siamo tutti innamorati di quello che facciamo, quindi ho un bel rapporto con chi ama quello che fa purchè lo faccia con il vero desiderio di lavoro e realizzo.
  • Cosa pensi della competizione tra gli artisti? 
La gente che non crede in quello che fa compete, la competizione è per le persone che hanno bisogno di sentirsi dire “bravo” dagli altri e non da se stessi per il loro cuore e per la propria soddisfazione.
  • Cosa ami e cosa odi di te?
Odio tutto e amo tutto dipende da cosa vedo la notte in cielo.
  • Cosa ami e cosa odi negli altri?
Odio tutto e amo tutto dipende da cosa vedo la notte in cielo.
  • Una grande figura del passato o del presente che ammiri?
Del passato Cristo, del presente Satana, Alfa e Omega.
  • Le tue prossime esposizioni? Progetti, sogni, viaggi?
Ho in programma diverse esposizioni tra Italia,Europa e Americhe con persone meravigliose da cui ho avuto l’onore di essere invitato.

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  • Basquiat diceva: L’arte è il messaggio che dai al mondo… qual e’ il messaggio che vuoi dare al mondo?
Di smetterla di credere di essere incapaci di essere, e che nella vita con l’amore, la volontà e il rispetto si può essere felici…basta veramente poco.

 

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Links: https://www.facebook.com/dbeolq?fref=ts              –    www.dorothybhawl.com/

 

A cura di Manuela Maroli ( Fondatrice di Svergin_Arte )

La nuova lotta armata che si fa con le parole

Matisklo Edizioni - blog

pennearmatePenne Armate si definisce nella sua descrizione “antitesi-collettivo” e non a caso: raccoglie autori differenti come età, provenienza geografica, stile, modo di intendere la poesia e la letteratura. Una cosa però li accomuna: “affrontano il panorama artistico come sbranatori di bellezza. Ma non quella bellezza comune, quella che ristagna sulla superficie, bensì quella celata nei lati più oscuri, nei corridoi bui. Quella nascosta tra le mura sgretolate di questo secolo decadente, l’arte di dissacrare l’arte“.

Nell’antologia poetica “Rose e pallottole“, uscita nei giorni scorsi per Matisklo nella doppia veste digitale e cartacea, questo carattere ossimorico si conferma già dal titolo. Oltre a richiamare il ben noto “pane e rose” emerge la volontà di accostare ambiti contrapposti: la delicatezza dei fiori alla violenza dei proiettili, il profumo dei primi con l’odore pungente dei secondi.

I testi che compongono la raccolta sono a loro volta differenti quanto sono differenti…

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MARINO CENTRONE – READING TRATTO DAL TESTO “RAGIONE E SOVVERSIONE” – LEVANTE EDITORI

Svergin_Arte condivide il secondo reading di Mario Centrone, tratto dal testo “Ragione e Sovversione” edito da Levante Editori e dedicato a Nicola Massimo de Feo, un maestro che insegnava la libertà di pensiero. Questo testo è il risultato della riflessione condotta nel corso degli anni sulla natura della razionalità occidentale e della sua congruenza con l’instaurarsi della società capitalistica e imperiale.

Buon reading.

Questo testo è un viaggio all’interno di un settore della cultura contemporanea. Nella prima parte sono presentati alcuni momenti del pensiero striato così come si è venuto configurando nel positivismo logico e nella logica matematica e calcolatoria. Alcune crepe si sono aperte in questo quadro coeso e compatto attraverso le intuizioni di E. Husserl e L. Wittgenstein. Il primo riteneva decisiva una fondazione trascendentale della logica formale per evitare la sua perdita di senso e la sua direzionalità conoscitiva. Il secondo individuava nella sfera dell’indicibile problematiche, istanze, domande ben più complesse di quelle espresse nelle proposizioni dicibili del Tractatus. La seconda parte è un viaggio nello spazio liscio, nello spazio del pensiero, nel divenire. Un ten- tativo di respirare all’aria aperta. In questa parte viene praticato il rito del sole nero, la danza del Tttuguri che più di un secolo fa Artaud aveva danzato prima di impazzire completamente. Perché se è vero che ci è stato dato un corpo, è anche vero che questo vuol vivere senza dolore e inibizioni, senza insulti e verdetti. Hanno costruito una società piena di verdetti di interdizione. I verdetti d’esclusione dei nuovi nomadi del pianeta che non possono nemmeno sognare, perché tanto è inutile, la situazione continua rimanere tale. E fra poco di nuovo quelle facce cominceranno ad apparire sugli schermi televisivi a delineare scenari diversi. E lo scemo del Sabato sera cercherà di farti ridere perché tanto non vale prendersela ed è meglio ridere. Perché il canto degli indiani che erano un popolo civilizzato, non tornerà più. Perché solo loro avevano conosciuto il principio di tutte le cose, il principio della crudeltà, “l’estirpare con il sangue e fino al sangue dio, il caso bestiale dell’inconscia animalità dell’uomo”. Perché l’uomo quando non lo si trattiene è un animale erotico, c’è in lui un tremito ispirato, una specie di pulsazione che produce bestie senza numero che sono la forma che gli antichi attribuivano universalmente a dio. Sotto questo profilo il libro può essere letto secondo vari registri: quello della razionalità, quello della sovversione, quello dell’inconscio, del soffio, della vita che pulsa.”

Sommario: Presentazione – RAGIONE: I. David Hilbert; II. Kurt Gödel; III. Alfred Tarski; IV. Ludwig Wittgenstein: Tractatus logico-philosophicus, Osservazioni filosofiche ‘29/30, Osservazioni sopra i fondamenti della matematica ‘37-44, Ricerche filosofiche, Il laboratorio per la fine del mondo, I bizantini e l’impero, L’architetto della tabula rasa, Il mago adirato, Nella valle del pianto, La tristezza senza speranza, La viseità e lo specchio; V. Giuseppe Peano; VI. Alan Turing: La Macchina di Turing, La seconda guerra mondiale, La nascita del computer, La tesi di Church-Turing; VII. Edmund Husserl; VIII. Ludovico Geymonat: Attualità del materialismo dialettico, Scienza e realismo – SOVVERSIONE: IX. Dialettica negativa: Il bisogno ontologico, Spirito del mondo e legge dello scambio; X. Nicola Massimo de Feo. La ragione sovversiva: Il marxismo legale di Weber e Sombart; XI. Antonio Negri: L’impero, Il sistema mondo, Il Movimento, L’università; Essere contro: nomadismo, diserzione, esodo, Dall’imperialismo all’impero, Lo stato sovietico, la rivoluzione mancata, Il lavoro immateriale, Post-modern melody; XII. Jean Baudrillard. Lo scambio simbolico e la morte: Phallus exchange standard; XIII. Jacques Derrida. Cogito e follia; XIV. François Lyotard; XV. Gilles Deleuze e Félix Guattari. Capitalismo e schizofrenia: No future e romanticismo, Scienza nomade e scienza regale, Il volto del despota, Apparati di cattura. Il Guercio, il Monco, Barakuda, Il terzo escluso, Il liscio e lo striato.

Marino Centrone – Alberto Dati – Antonietta Paiano

RAGIONE E SOVVERSIONE

giugno 2005, pp. 379, € 27,00

Marino Centrone ha insegnato Filosofia della scienza presso il Dipartimento di Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Bari dal 1980. Ha pubblicato molti libri di Storia della logica, di epistemologia e di filosofia. Negli ultimi anni si è occupato di filosofie della decostruzione.

Attualmente cura Le Terre libere dei Giardini di Avalon  – Casa delle culture

Link dove acquistare il libro:

http://www.levantebari.com/ipr09fil.htm

Mail: levanted@levantebari.it 

ragioneesovversione

In copertina: Il cervo e la dea, elaborazione grafica di Manuela Centrone.

ISBN 88-7949-386-8

 

 

Svergin_Arte – Reading tratto da”Louis Althusser” di Marino Centrone ( Levante Editori )

Svergin_Arte ringrazia il Prof. Mario Centrone per il prezioso supporto filosofico che ha dato al collettivo dal febbraio 2015 ad oggi. 

Vi proponiamo questa interessante lettura, condividendo un passo del reading tratto dal testo “Louis Althusser” di Marino Centrone e Tommaso Ciccarone

( Levante Editori – Febbraio 2009, pp. 231 )

“Il sogno, il desiderio, l’utopia, le comuni, la fantasia, l’arte come modo di stare al mondo; la disseminazione e il proliferare dei momenti di comunicazione collettiva contro la penuria e la paura, contro i media che alimentano la paura, il fatto di stare buoni che può sempre arrivare il peggio. Il sogno, il desiderio, l’utopia, le comuni, la fantasia, l’arte come modo di stare al mondo; instaurare e valorizzare momenti di dialogo contro la cattura del nozionismo seriale e servile, contro il pensiero servile. Il sogno, il desiderio, l’utopia, le comuni, la fantasia, l’arte come modo di stare al mondo. Perché come dicevano Paolo e Maria Pia “ la bellezza è potere perchè senza bellezza non c’è vita, gioia. La bellezza è l’adesione ad un ordine cosmico universale, la misura di tutte le cose, la forma senza la quale non c’è creazione.” In tutti questi anni nei corridoi delle università ho visto solo sguardi torvi e abiti grigi; hanno sempre avuto paura che qualcosa accadesse, che i giovani gridassero al mondo la loro rabbia. Anche l’altro giorno al corteo Vendola, Emiliano e Divella indossavano abiti scuri, abiti neri, sembravano i becchini del movimento. Anche quella che si chiama sinistra non riesce a dare risposte, non riesce ad indicare linee di fuga da questa società carceraria, non riesce a proporre forme di vita. E nell’assenza della vita la morte fa paura, perché “ nel vuoto della vita la morte fa paura, perché una vita morta non riesce a giustificare e a legittimare la morte.” E allora l’arte, la musica, la fantasia, riprendere la narrazione, scrivere, scrivere, narrare, danzare, amare perché Afrodite deve tornare a governare il mondo. Abitava le terre dell’Asia minore, divinità tellurica generava la vita e le vite producevano arte, cultura, religione. Nel corso dei secoli ha percorso tutto il Mediterraneo, Creta, Cipro, la Grecia, le coste dell’Africa; anche se cinta di veli è arrivata a Roma, in Europa. Per duemila anni ha dovuto cedere il primato alla potenza prometeica del maschile, il fallocentrismo, il fallogocentrismo che oggi è in crisi perché costituisce una minaccia alla vita dei soggetti e delle moltitudini. Per questo Afrodite e Dioniso devono tornare ad abitare il mondo, la Bellezza divina è la divina gioia di un soggetto che ama, desidera, che vuol pensare, che vuole vivere.”

“ Ma allora il nostro mondo non è così infelice, angosciato, squilibrato perchè ha perso ogni contatto con l’armonia, la bellezza, con Afrodite che tutto regola? In fondo cos’è Dio se non suprema, eterna bellezza, e cosa sarebbero i suoi templi, moschee, chiese, sinagoghe, se i fedeli non vi avessero profuso senza risparmio, nel tempo, le opere più belle dell’ingegno umano? E non curava Chirone con la sua lira? Cosa più della musica è assoluta armonia trascendente perchè unisce cielo e terra, astratto e concreto, sensibile e metafisico? La bellezza è la porta di ogni trascendenza, cosa meglio dell’opera d’arte può quindi permetterci di avvicinarla? Afrodite che ritorna indica allora anche questo, la necessità di permeare la vita di tutti di creatività, bellezza, armonia, senza le quali la vita non può esprimersi in tutta la sua potenzialità e pienezza.”

Musica, arte, poesia, la nuova teologia, comunicare, narrare, lottare perché tutti, in tutti i posti della terra, corpi sani e nutriti da questa terra, possano accedere a queste dimensioni dello spirito. I figli di Eros e Afrodite sono pronti per governare il mondo, dovranno eliminare la fame e le malattie, dovranno produrre nuovi saperi, cacciare a calci nel sedere quelli con la pancia che governano università e accademie, danzare la pizzica, il nostro ballo erotico perchè esprime gioia, calore, armonia.
“ Spinto dall’umanesimo, il piacere risplenderà, solare, in tutta la sua potenza, la bellezza dei corpi nudi, l’esplosione dei colori, dei vestiti, i suoni, i profumi, le danze. Eros dovrà riconquistare il mondo, lo sedurrà coi suoi sottili sortilegi, riaprendo le porte di tutti i sensi. Sono queste le radici pagane dell’Europa, le radici rinascimentali, estetiche, erotiche, dell’umanesimo che hanno permeato il nostro mondo.”

Marino Centrone – Giardini di Avalon 16/2/2015 

Casa delle culture e dell’incontro
Sul materialismo dell’incontro di L.Althusser

Contro la paura e il terrore – Teologia della liberazione e nuova narrazione 

 

Marino Centrone ha insegnato Filosofia della scienza presso il Dipartimento di Scienze filosofiche dell’Università degli Studi di Bari dal 1980. Ha pubblicato molti libri di Storia della logica, di epistemologia e di filosofia. Negli ultimi anni si è occupato di filosofie della decostruzione. Attualmente cura Le Terre libere dei Giardini di Avalon – Casa delle culture

Louis Althusser è stata una voce quasi isolata all’interno del panorama del marxismo. Ne è testimonianza la sua tragica morte, la solitudine degli ultimi momenti, il rifugio nei farmaci, la psicoanalisi. Questo testo vuole essere l’analisi rigorosa della condizione dei soggetti nella nuova dimensione imperiale, la loro impotenza o difficoltà a costruire un piano di immanenza, l’impossibilità di operare, la distruzione perseguita in modo sistematico delle istanze di liberazione. Tentare di promuovere il bilancio di un’intera generazione, quella formata nelle università del ’68 e in seguito consegnata alla frammentazione perché malavitosi e pensatori molli si sono impadroniti dei posti di comando, università, centri di ricerca, case editrici, giornali, partiti, istituzioni parlamentari, strutture sindacali, ospedali, case di cura, il governo dell’economia e delle aree urbane; perché la filosofia è diventata il luogo di una razionalità includente e subalterna, consegnando i molti alla solitudine e al silenzio.

 

 

Copertina: Pavonium olio su tela di Manuela Centrone

Link dove è possibile acquistare il libro:

http://www.levantebari.com/ipr12fil.htm 

email: levanted@levantebari.it

 

Il gruppo su facebook del Prof. Marino Centrone

Giardini di Avalonhttps://www.facebook.com/profile.php?id=1009757412415387&ref=ts&fref=ts

Poesia I Fabrizio Raccis

CUORE DI CARCASSA (Inedito)
Il mio cuore di carcassa
Sul bordo della strada,
ogni tanto qualcuno
lo sorpassa
ci passa sopra
e lo riduce uva passa.
Non è una gran cosa
avere un cuore
che si ferma e poi riparte
una macchina a pressione
che sembra perfetta
invece è satura
d’imperfezione.
L’unica soddisfazione
é che un cuore di carcassa
non lo trovi ovunque,
di rado lo puoi scorgere
tra un milione di persone.

Fabrizio Raccis Svergin_Arte

BIANCA SCHIUMA (inedito)
Sorrisi a perla
piangere a vederla
nella sua raggelata nube
di cristallo,
pensare che potresti perderla;
[in questo regno in riva al mare
Sono più felici gli spiriti
che non hanno l’inconveniente
d’amare alla follia,
io invece t’amo
dentro il mio cuore di sepolcro;
[con non altro pensiero
Il tuo sguardo è una spada affilata
nel mezzo della lingua
apre il mio sangue
come un vaso zuppo
di profondo mare;
Un tempo
[era molto più forte il nostro amore]
ora è una crosta marina,
una statua di sale,
bianca schiuma.

Fabrizio Raccis

MOLOCH [a Allen Ginsberg]
 [respira,
riprendi fiato]
Guarda Allen
come continuano a prostrarsi
al golem di legno
fanno sacrifici a Moloch
camminano sulle fiamme
intrepidi
e lasciano ancora
che la povertà ci annienti.
Poveri spacciatori
di illusorie speranze,
nell’incavo della Geenna
tributare sacrifici umani
per voi è solo un vezzo.
[ascolta, ascolta ancora
una volta]
guarda Allen
morte e sballi sfiniti
riecheggiano nell’aria,
osserva questo
Moloch moderno
che sviscera le metropoli,
che s’annida nella rete
e divora tutti quanti
con la sua bocca fumante,
sacrifici e sacrificatori,
per la gioia di questi
cananei industriali
bruciano lente
le discariche umane
Moloch è il re dei re,
perdonaci Allen
ma nulla è cambiato.
“Ibridi del sistema”, Edizioni La Gru, 2015

Ibridi del sistema Fabrizio Raccis

Fabrizio Raccis Nasce a Cagliari, classe 1983. Inizia a scrivere poesie, lettere e racconti fin da piccolo, mostrando interesse per la letteratura dai primi anni scolastici. Collabora con alcune riviste come Sardegna Magazine, TiscaliNews Spettacolo&Cultura, Leggeacolori.it, e altre testate recensendo libri di autori esordienti e non. Inoltre ha ridato vita alla rubrica di poesia “poètes maudits” pubblicando spesso alcuni saggi e testi poetici in riviste cartacee o online su raccischannel.blogspot.it e Deadofpoets.blogspot.it
Raccis ha ricevuto diverse menzioni d’onore e alcuni primi premi per la poesia, come il primo premio poesia social network “Laurentum 2011” ed è stato inserito in molte antologie poetiche, le più importanti citazioni sono quelle presenti in un tomo del 2009 dell’Enciclopedia dei “poeti Contemporanei” della Libro Italiano Editore, Roma, un volume che racchiude tre anni di attività poetica contemporanea essenziale, e quella tra “i migliori poeti italiani 2013” della Ma.Gi edizioni di Luigi Ruggeri (CT). Da diverso tempo a Cagliari nella sua città, prende parte a diverse escursione e tour turistici dove legge e presenta i suoi libri tra la gente, dal 2014 Raccis collabora con un collettivo di artisti e poeti della “Bibbia d’asfalto poesia urbana e autostradale” che è all’attivo anche con un periodico mensile di letteratura. Nel 2015 ha curato alcune antologie di poesia e prosa dal titolo “Penne Armate”, Matisklo Edizioni. Le sue poesie e i suoi racconti vengono pubblicati su diversi quotidiani, riviste e fanzine.
Ha pubblicato le seguenti raccolte di versi:
La farfalla e altre poesie (Edizioni Sole, Cagliari, 2005)
I fiori il tuo corpo. Poesie d’amore (Edizioni G. del Parteolla, Dolianova, 2006)
L’ultimo David (Boopen, Napoli, 2008)
Il pasto dei corvi (ilmiolibro, Roma, 2013).
Ibridi del sistema, (Edizione La Gru, Sonnino, 2015)
Per la narrativa:
Racconti del Mistero (ilmiolibro, Roma, 2013)
Gli occhi del corvo (Edizioni Matisklo, Savona 2015)
Sono in fase di pubblicazione due suoi volumi di narrativa.
“Ibridi del sistema è un urlo contro corrente, il rifiuto dei meccanismi imposti alla massa dai grandi poteri politici, commerciali e ideologici delle famose logge illuminate. Questa raccolta lascia un messaggio di speranza e coraggio per uscire da questo stato di catalessi generale che rende ibrido del sistema ogni individuo. Raccis spinge il lettore a vedere e combattere la realtà con altri occhi, gli occhi della poesia.”
Dall’introduzione del giornalista Francesco De Luca

 

Links:

http://www.edizionilagru.com/#!ibridi-del-sistema/cv9z
http://fabrizioraccis.blogspot.it/
http://raccischannel.blogspot.it/

 

“Lettera d’amore” di Jana Cerna + “Me Lo Dia” Performance by Manuela Maroli. 21.12.2013

(…) Non puoi sapere quanto sono orgogliosa (è una tendenza che ho sempre avuto, come forse sai), ne puoi sapere come sono infinitamente orgogliosa del fatto di averTi, del fatto che mi ami (perché credo che Tu mi ami) del fatto che Ti amo io, di come sei e di chi sei. Dire che Ti stimo sarebbe sì la verità, ma non tutta la verità, solo un pezzetto.
Ma è ancora diverso, è la sicurezza della Tua irripetibile eccezionalità a essere la fonte del mio orgoglio. Non ammiro il Tuo intelletto, lo considero ovvio, quello va bene. Ma quello che mi eccita quasi fisicamente è la fantastica miscela di intelletto e irrazionalità logica fino al delirio, quella poesia filosofica, quella filosofia poetica della quale abbiamo parlato un po’ oggi, la cui portata va molto più lontano, oltre i limiti di ciò di cui abbiamo parlato oggi. Perché in realtà non esistono le due cose una accanto all’ altra – la filosofia e la poesia – in realtà, è dalla loro unione che si forma un terza cosa il cui valore non è oggi ancora comprensibile.
Non c’è errore più grande della tua paura della ciarlataneria, anche se è del tutto comprensibile. Nasce dal pregiudizio secondo cui la filosofia è il risultato tedioso dell’erudizione e la poesia un lavoro diligente atto a costruire il ruolo ereditario della nazione. Ne l’una nel’altra cosa corrispondono a verità, la filosofia erudita è infatti buona in ambito accademico e per i cervelli sterili della gente che in essa cerca la giustificazione della propria nullità e la poesia laboriosa è una affaticata assurdità per antologie di lettura, per eccitare le insegnanti di economia domestica che tentano così di addolcire il proprio destino, peraltro abbastanza amaro.
Posso capire che non è facile liberarsi di questi pregiudizi, ma ciò nonostante vorrei dirTi che liberarTene è per Te un dovere; altrimenti diventerebbero una palla al piede che Ti inchioderebbe alla schiavitù dell’essere servo. Tali pregiudizi sono infatti solo a un passo dall’idea che la filosofia deve avere un’utilità e che la poesia deve rendere felici, a un passo dalla terrificante situazione in cui entrambe perdono il senso che hanno di per se e si comincia ad attribuirgli mille sensi differenti,cominciano a inquinarsi di quel servilismo di cui parlo, e che è la peste di questo secolo e forse di molti secoli del passato. Cominciano a inquinarsi in modo tale che in ultimo perdono definitivamente qualsiasi senso.
Chissà perché diavolo la maggior parte della gente che si occupa di produrre poesia pensa che essa debba servire a qualcuno o a qualcosa, a tal punto che scrive per persone delle quali non gli importa nulla e alle quali con i soldi guadagnati non offrirebbe neanche un bicchierino di rum. Grazie a questo stato di cose, da una parte si guasta la poesia e dall’altra ne vengono guastati con una insistenza degna di miglior causa i beneficiari, ai quali viene inculcato a forza nella testa che la poesia, creata da uno con il quale non resisterebbero allo stesso tavolo neanche mezz’ora, questa poesia procurerà loro sensazioni inattese e la felicità stracotta e distillata di una emozione culturale.
La filosofia finisce anche peggio: se la poesia in questo modo diventa una serva, la filosofia diventa una ragazza di buona famiglia proletarizzata, la quale si è messa a fare la donna di servizio, cosa che peraltro non sa fare, ma in compenso ci guadagna un buon profilo quadri. Da una parte le si richiedono una noia e una indigeribilità tali che una persona perbene non è in grado di consumarla senza sentirsi imbarazzata; la può trovare eccitante solo un professore universitario, impegnato a verificare che i soldi spesi per la sua istruzione non sono stati spesi invano;la cosa è particolarmente esaltante per i ragazzi di famiglia povera che ce l’hanno fatta, e il tutto sa di commoventi immagini di mamme che mantengono agli studi i figli pieni di talento lavando mutandoni militari.
D’altra parte si vuole dalla filosofia che giustifichi e sopporti tutto il peso dell’imbecillità umana, sulla sua base vengono costruiti gli Stati e viene utilizzata come scopetta per la pulizia delle latrine, deve servire da giustificazione per l’arresto di ministri e per l’aumento del prezzo del burro, e lo deve fare con persone che non sono capaci ne disposte a comprendere uno solo dei suoi postulati. Non ne sono capaci perché sono ignoranti, è un circolo vizioso che genera altri orrori ancora, per esempio la spocchiosa sensazione di superiorità e di potere di coloro che pensano erroneamente di aver capito qualcosa. Ogni cretino medio, che solo per puro caso non fa il contabile, con quel suo grammo di cervello riempito di sconfinate nozioni – in parte inutili e in parte per lui inutilizzabili – ogni cretino medio ha la fissazione di dover diventare primo ministro, essere lui a governare il mondo, che diventerebbe subito «un mondo migliore», basta che gli diate in mano qualche chilo di letteratura filosofica e vedrete come ve lo combina, il mondo.
Sta di fatto che in realtà ogni postulato filosofico ha senso di per se stesso e ogni definizione poetica è un oggetto di valore che non è necessario valorizzare ulteriormente dandogli un fine. Ed ecco quello che volevo dire: che la vera ciarlataneria non è quella che eserciti tu, vera ciarlataneria sono le scuole dalle quali escono filosofi laureati, gente con il brevetto per pensare filosofia – che razza di assurdità mostruosa e disumana è quella di esaminare qualcuno su quanto sa del contenuto di un numero X di manuali e laurearlo di conseguenza in filosofia, di che razza di follia si tratta, che ti mozza il fiato e ti costringe in isteriche convulsioni di risa e di spavento disperato e di paura! Non ha in comune con la filosofia neanche quello che ho io in comune con una casalinga esemplare, è qualche cosa da cui bisogna isolarsi per principio e totalmente, neanche una delle verità scoperte da costoro può infatti essere accettata, è stata scoperta in un contesto in cui non può essere vera neanche lo fosse. In una delle Tue lettere scrivi che il Tuo lavoro filosofico lo hai svolto in giro per birrerie, in compagnia della mia fica, nella disperazione, nel cinismo e nell’infamia, dappertutto ma non nelle biblioteche.
Non è proprio così, ma lo è in buona misura, lo è insomma senz’altro,senza badare al fatto che durante quel periodo Tu sia stato qualche volta anche in biblioteca. Grazie a questo il Tuo lavoro è quello che è, e così è servito anche a fini diversi da quelli puramente filosofici, il che può essere un punto di partenza su cui è possibile costruire. Non credo e non riuscirò mai a credere che in filosofia sia possibile raggiungere qualcosa per una via arida, perla via dell’erudizione, per la via del lustro nozionismo. Non so cosa c’è di più eccitante della filosofia, ma chi può combinare qualcosa in filosofia se esclude da essa questa orgiastica eccitazione, vorrei proprio vederlo. Assomiglia a uno scopare esercitato con pillole perfettamente disinfettate e non dannose alla salute – solamente che la filosofia non è scevra dall’essere dannosa alla salute, e non è possibile esercitarla in questo modo.Liberati per cortesia del trauma che Ti viene dal fatto che la Tua filosofia non è abbastanza noiosa da diventare ornamento delle biblioteche accademiche, questa è una sua qualità, non un suo difetto e soprattutto è la sua maggiore speranza, non permettere Ti prego che questa speranza venga affogata dalle stille di un erudito sudore! Se per ora hai avuto bisogno di produrre la Tua filosofia in giro per birrerie, ne è risultato che va bene così.
Perché allora quel convulso bisogno di fatica e di erudizione? Se questo bisogno diverrà un giorno davvero spontaneo allora sia, uno dei doni che in parte hai e in parte hai pagato e riscattato a caro prezzo è proprio questa armonia tra bisogno e senso. Significa che in genere hai sentito il bisogno di fare cose che hanno senso, anche se nel momento dato è un senso del quale addirittura non sei a conoscenza,ovvero che si manifesta solo dopo un po’ di tempo, qualche volta perfino dopo molto tempo. Fidati un po’ di Te stesso, la carenza di consapevolezza dei propri mèzzi e la sottovalutazione delle proprie possibilità è infatti uno dei peccati mortali, veramente e letteralmente mortali, dei peccati dei quali si muore. Forse anche più che di sopravvalutazione. Devi infatti essere cosciente delle Tue possibilità, già semplicemente perché Tu possa utilizzarle,perché Tu riesca a farci ciò per cui Ti sono state date. Sarebbe abbastanza difficile un giorno rendere conto del fatto che ti sei fatto accecare da una cosa così dubbia come i complessi.
In questo senso infatti la modestia non è una virtù, in questo senso la modestia è nel migliore dei casi una stupidità. Ti è stata data una fantasia quasi fantastica, una fantasia che è terreno di coltura per la poesia e per la filosofia, e terreno di coltura per ciò che per ora non so nominare, e cioè per quella cosa che si forma come composto omogeneo di entrambe. La cosa peggiore sarebbe bardare e imbrigliare questa fantasia con gli assiomi dei dizionari di filosofia. Chiuderla ben bene a chiave in una stanza perché non Ti disturbi nel lavoro che stai facendo nella stanza accanto.
Se c’è una reale e concreta speranza che Tu maturi un frutto (e c’è),succederà solo se in esso sarai contenuto tutto intero, con i calzini; la barba, la birra, la fantasia, l’intelletto, l’uccello,con tutto quanto. Niente mi eccita più della speranza in un’opera che nascerà in diretta dipendenza da tutte queste cose, la speranza in un’opera dalla quale niente verrà eliminato, la speranza in un’opera non censurata, cruda, crudele e mostruosa, ma assoluta.Un’opera che sarà dannosa alla salute, che dopo averla consumata farà vomitare e farà cacare, che dopo averla consumata farà venireallo stesso tempo un senso di felicità e un senso di terrore, un’opera che non avrà limiti e che non permetterà che limiti le vengano imposti, mai e da nessuno.
E di niente sono così convinta come del fatto che tale frutto lo darai in tutta la sua dolcezza e convulsione orgasmica. Ma è proprio per questo che non voglio che Tu ne allontani la maturazione con dei pregiudizi che sono di un altro mondo e non del nostro. Nessuna puttanata che potrai fare, nessuna assurdità e nessun delitto che commetterai, è un difetto.
Ma la meschinità lo è, e i complessi e il sottovalutarsi sono meschinità, questo lo sappiamo tutti e due.
Capiscimi bene, tesoro, è tutto indissolubilmente legato, il fatto che Ti amo e voglio venire a letto con Te col fatto che sono attaccata al Tuo lavoro, difficile dire quanto,nell’eccitazione che mi procuri, è dovuto al Tuo corpo che conosco così intimamente; e posso parlare con Te di filosofia a letto, e misi mette la fica sull’attenti se ne parliamo a tavola, non è proprio possibile separare e astrarre una cosa dall’altra. Voglio passare con Te ore e ore a chiacchierare per poter venire a letto conTe e voglio scopare con Te per arrivare a ore e ore di conversazione,voglio, anzi devo sapere che sia l’andare a letto sia le ore passate a chiacchierare hanno a che vedere col Tuo lavoro, tutto ciò non avrebbe senso se quel legame non fosse così stretto, così forte e così intrecciato come me lo immagino.
Forse un giorno arriveremo al punto che staremo veramente insieme in tutto e per tutto, e sarà più che felicità, ma scapperò immediatamente non appena si perderà questo unico senso vero e concreto, scappo via e mi prendo per marito un ingegnere con la Skoda perchè a quel punto sarebbe esattamente lo stesso. (….)
( Da “Lettera d’amore nella raccolta “In culo oggi no” di Jana Krejcarovà-Fischlovà-Cernà )

 

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“Me Lo Dia” Performance by Manuela Maroli  – 21.12.2013 – Torino ( IT ) 
Manuela rende omaggio a Jana’ Cerna leggendo la poesia, tra le altre, “In culo oggi no” esattamente sessantacinque anni dopo.
21.12.1948 – 21.12.2013
Photographer: Andrea LazyProphet

Van Gogh + Artaud

“What am I in the eyes of most people — a nonentity, an eccentric, or an unpleasant person — somebody who has no position in society and will never have; in short, the lowest of the low. All right, then — even if that were absolutely true, then I should one day like to show by my work what such an eccentric, such a nobody, has in his heart. That is my ambition, based less on resentment than on love in spite of everything, based more on a feeling of serenity than on passion. Though I am often in the depths of misery, there is still calmness, pure harmony and music inside me. I see paintings or drawings in the poorest cottages, in the dirtiest corners. And my mind is driven towards these things with an irresistible momentum.”

― Vincent van Gogh

Van Gogh, The Man Suicided by Society – Antonin Artaud
Man Ray Antonin Artaud© Man Ray Trust / ADAGP, Paris © Centre Pompidou, MNAM-CCI, dist. RMN-Grand Palais / Jacques Faujour

http://www.adelphi.it/libro/9788845903137

http://www.musee-orsay.fr/en/events/exhibitions/in-the-musee-dorsay/exhibitions-in-the-musee-dorsay-more/article/van-gogh-artaud-37162.html?tx_ttnews%5BbackPid%5D=254&cHash=66af044067

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